27/11/2003

La mia città

Otto e quaranta di una sera qualunque.

Dopo una intensa giornata di lavoro, lascio stancamente il mio ufficio, scendo per strada, prendo l’auto e dopo cinquanta metri trovo il semaforo lampeggiante.

Piove, nemmeno molto.

Quasi ipnotizzato dal ritmo dei tergicristalli e dalla luce gialla lampeggiante mi fermo, aspetto.

Aspetto... e vedo sfrecciare le auto senza rendermi conto di quanto tempo stia passando, qualcuno dietro di me si.

Schiaccia il clacson e mi riporta alla realtà.

Quella stessa realtà che mi ricorda che alle ore tredici e trenta del mattino di domenica quello stesso semaforo, senza che ci sia anima viva, mi costringe ad una sosta di almeno 120 secondi !

Avete idea di quanti siano 120 secondi fermi in una stupida strada deserta di domenica alle ore 13 e trenta ?

Sono più lunghi della finale dei mondiali di calcio in Corea.

Non passano mai.


Otto e quaranta di una serata qualunque.

La mia città è stordita, confusa, dormicchia.

La notizia di una retata ci ha svegliato di buon mattino, ed adesso felici di vivere in una città pulita dai cattivi tracanniamo birra al pub guardando l’ennesima partita di calcio, forse una replica di quella del sabato, o del lunedì o forse del martedì. Che importa.

Certo, da oggi avremo una città più sicura ed efficiente, anche perché il nostro Sindaco dopo aver completato in soli sei mesi tutto il programma del suo mandato ha deciso che si costituirà parte civile contro i cattivi.

Credo che da domani tutto sarà bello.


Otto e quaranta di una serata qualunque.

Oggi la città si è svegliata tornando alla vita di sempre, anche se in giro ci sono meno cattivi, le strade sembrano le stesse, tristi, di sempre. Sarà che di cattivi ne esistono ancora tanti !

Qualcuno ha detto che i buoni adesso che sono al sicuro faranno tante cose, per tutti noi, per la città...

Intanto poco lontano due poveri cristi muoiono in una fossa coperti dal fango. I buoni lanciano urla di dolore e gonfiando il petto esternano indignati il loro sdegno per i responsabili. Non possiamo tollerare – dicono.

In una piazza gremita fino all’orlo dalla gente, dalla comunità fatta da persone vere, che hanno ruvidi ciocchi di legno al posto delle mani e solchi profondi che segnano il viso non ci sono ne i cattivi - tutti in gattabuia, ne i buoni - troppo indignati ed addolorati non hanno trovato la forza per essere presenti.

Ciao Francesco, ciao Domenico.
di nonicknoname at 13:24:26 3 Commenti